due strade da Chianciano a Firenze

Cari compagni, amici e viandanti

ad un certo punto non mi sono riconosciuto più nell’iniziativa che stava prendendo forma, e allora ho fatto un certo sforzo per capire esattamente perché, mettere a fuoco i punti di dissenso e fare un po’ il punto della situazione.

Ho suddiviso questo (breve!) articolo in sezioni:

1) il progetto di Chianciano nella forma attuale
2) perché non mi riconosco in tale progetto
3) un’impostazione diversa
4) brusco arresto
5) cosa spero da Firenze

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1) IL PROGETTO DI CHIANCIANO NELLA FORMA ATTUALE

Riassumo come l’ho capito e come lo interpreto io. Il progetto consiste, alla fine, nel condurre una “lotta al sistema” (sia capitalista che, indirettamente, imperialista) attraverso la lotta contro il Pil, l’illegalità e la casta.

I temi non sono scelti a caso. Si fondano su un’analisi precisa: in questa fase il capitalismo sarebbe caratterizzato dalla pervasività e dall’illegalità, e questi tratti sarebbero conseguenze inevitabili rispettivamente della sua ossessione produttivistica e della sua ricerca ossessiva del profitto (praticamente identificate).

La casta è nemica in quanto al servizio di questa pervasività e illegalità, e ciò a sua volta in quanto subalterna al mito del produttivismo e ai finanziamenti in nero. Decrescita e lotta per la legalità sono “zeppe” o “grimaldelli” da opporre al capitalismo. Il riferimento alla Costituzione ha valore in quanto fondamento della lotta per la legalità. Il richiamo all’antiimperialismo trova la sua collocazione in questo quadro: l’opposizione alle basi militari invasive del territorio, la difesa della legalità intesa come stato di diritto contro le leggi speciali varate in nome della lotta al terrorismo.

In questo quadro, i comitati che si oppongono alle opere invasive in difesa del territorio costituscono l’equivalente della nuova “classe generale”. Da valutazioni pragmatiche sui rapporti di forza, sulle realtà esistenti e sul valore propagandistico di certe tematiche, appaiono come qualcosa di concreto su cui puntare.

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2) PERCHÉ NON MI RICONOSCO IN TALE PROGETTO

Del progetto non condivido l’analisi né l’impostazione generale, e quindi neanche le conclusioni che se ne traggono;.

L’ANALISI

Caratterizzare il capitalismo odierno come “produttivista” è secondo me un errore. Da trent’anni il capitalismo è ossessionato dal profitto, dagli arricchimenti e dalla guerra ai diritti collettivi (perché ogni diritto collettivo è un limite a profitti e arricchimenti), ma non dal produttivismo – salvo utilizzare propagandisticamente il tema dello sviluppo, di quando in quando, per giustificare questo o quell’affare (che ovviamente con lo sviluppo ha poco o niente a che vedere).

Di produttivismo si poteva parlare fino agli anni 70. Il neoliberismo è tutt’altra cosa. Secondo me, non è neanche una dottrina economica, ma soltanto un’ideologia plutocratica e anti-politica.

Anche il nesso capitalismo-illegalità mi sembra tenue. Tutte le pratiche anti-sociali della finanza internazionale esposte dalla recente crisi erano perfettamente legali.

I problemi dell’illegalità, della casta e della devastazione del territorio appartengono più alla “peculiarità italiana” che alle conseguenze del capitalismo in quanto tale. Il ceto politico degli altri paesi occidentali difficilmente è qualificabile come casta. Quanto all’illegalità, non è certo il caso di fare paragoni. Per quanto riguarda la tutela dell’ambiente e del territorio, basta dire che Italia e Svizzera hanno all’incirca la stessa densità abitativa e Pil pro-capite.

L’IMPOSTAZIONE DEL PROGETTO

Il progetto parte dal Nemico, il capitalismo, e cerca i mezzi per combatterlo senza potersi contrapporre direttamente. Siccome tutto è finalizzato all’individuazione di ciò che può costituire ostacolo al capitalismo inteso come produttivismo, rimangono in secondo piano o diventano addirittura “scomodi” temi fondamentali sotto ogni altro punto di vista. Innanzitutto la lotta contro il razzismo (potenziale elemento di divisione nelle lotte locali) e la lotta sui luoghi di lavoro (dove presumibilmente la propaganda per la diminuzione del Pil non farebbe molti proseliti).

D’altro lato, essendo le “direttrici” dell’iniziativa determinate da un obiettivo prefissato, le tematiche stesse vengono depotenziate. Il richiamo alla Costituzione, fondamentale da altri punti di vista, si riduce all’affermazione di un terreno e di un discrimine legalitario nella lotta al capitalismo. Il grande tema della difesa del territorio in Italia viene ricondotto al solo tema della decrescita, che in questo contesto non sarà di alcuna utilità alle lotte locali. La lotta alla casta si riduce alla denuncia della sua subalternità al sistema e alla promessa di future astensioni, quasi che il regime fosse una “sovrastruttura” senza funzione autonoma, rilevante solo nella misura in cui continua a detenere consensi.

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3) UN’IMPOSTAZIONE DIVERSA

Badiale dice che l’idea forte del convegno di Chianciano era la decrescita. Mi concederete che i documenti preparatori si prestavano almeno ad un’altra interpretazione. L’idea forte che io avevo colto dall’appello “Prima che sia troppo tardi”, era quella di “un movimento politico con un programma ispirato ai principi della Costituzione” – idea accompagnata dalla immagine fortissima di un destino jugoslavo o argentino “se le forze che si ispirano a giustizia, solidarietà, emancipazione non riescono a dare uno sbocco a questo malessere”.

Questa idea si sposava alla perfezione con le conclusioni cui ero arrivato circa la crisi del principio nazionale (non dello “Stato nazionale”) come effetto della globalizzazione neoliberista e della guerra al terrorismo, e le caratteristiche che rendono particolamente grave la situazione italiana. Per questo ho pubblicato l’appello sul mio minuscolo blog, premettendo cautamente: “nonostante diverse perplessità sul contenuto, credo costituisca un contributo utile per impostare un’iniziativa politica oggi” – pubblicazione che mi ha guadagnato, credo, l’invito di Badiale a Chianciano.

Io penso infatti che un nuovo movimento politico debba partire da un’idea forte e positiva, ispirata ad una diagnosi dei problemi del paese, e la proposta di Badiale e Bontempelli di porre alla base del loro progetto la Costituzione mi sembrava perfettamente funzionale all’idea di una “rinascita nazionale” o di “rifare l’Italia”.

Richiamarsi oggi alla Costituzione non deve servire a “dedurre” il programma, né a “legittimare” meglio le proposte, né a sacralizzare il testo (sicuramente non perfetto); serve a ricordarci che già un’altra volta gli italiani hanno stretto un patto politico. Le forze politiche protagoniste di quel patto oggi non esistono più. C’è chi vuole tenere i nuovi partiti e mandare in soffitta il vecchio patto; noi dobbiamo impegnarci per tenerci il patto (magari rinnovandolo in un secondo tempo) e mandare a casa questi partiti.

Né si può invocare oggi la Costituzione senza porre i problemi della sovranità e del rinnovamento dello stato: i nodi insoluti del 1946, che hanno condizionato tutto il decorso successiva della Repubblica. Insomma, rievocare la Costituzione significa tornare su questioni fondamentali per la nostra coscienza politica.

Inoltre, è chiaro che qualunque programma democratico, egualitario e solidaristico può trovare saldi appoggi nella nostra Costituzione. Per esempio, limitandomi ai punti che mi sembrano oggi più attuali:

– riaffermare il patto sociale, e quindi la dignità e la solidarietà di tutti contro l’egoismo e l’avidità incoraggiati dal neoliberismo. Ciò significa tra l’altro: finanziare con le tasse la vera sicurezza (servizi sociali, istruzione, casa, lavoro, pensione ecc) e lo sviluppo (infrastrutture, ricerca, formazione, piena occupazione, ecc). Significa respingere i trattati europei. ecc.
– riaffermare una politica di pace, e quindi l’uscita dall’orizzonte delle guerre permanenti, delle alleanze militari, delle tentazioni neocoloniali, delle guerre sante, del clima securitario e xenofobo, delle chiusure identitarie, ecc
– riaffermare valori civili quali la tutela del territorio, la difesa della legalità, il garantismo, ecc
– riaffermare i valori dell’uguaglianza e della solidarietà contro ogni forma di razzismo, esclusione, discriminazione, ecc: tanto più oggi che il “quarto stato” è composto per lo più da stranieri, e che molti migranti arrivano da noi in conseguenza della distruzione che le nostre politiche portano a casa loro;
– riaffermare il carattere parlamentare della nostra democrazia contro il carattere autoritario insito nelle concezioni della preminenza dell’esecutivo e della assoluta stabilità dei governi.
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4) BRUSCO ARRESTO

Il documento “Perché l’incontro di Chianciano” del 30 settembre offre un’impostazione ancora diversa, ma prende posizione sui principali nodi politici, anche se in un modo che andrebbe approfondito. Nello stesso documento, inoltre, c’è una formulazione condivisibilissima del problema del Pil: “un sistema che non sia più fondato sulla mistificazione dello «sviluppo» né appeso come un impiccato alla corda della «crescita del PIL», un sistema che subordini l’economia ai valori etici”.

A Chianciano, mi aspettavo che si sarebbe discusso di tutto e di più, come infatti è avvenuto. Ero curioso di vedere come i promotori avrebbero tirato le fila. E invece “strada facendo” le analisi si sono irrigidite ed è diventata assolutamente centrale la questione della decrescita del Pil che tra l’altro, affermata come principio valido in sé, diventava un vero e proprio non-senso. In fin dei conti in Jugoslavia e in Argentina il Pil era pur diminuito, anche se i loro abitanti pare non abbiano apprezzato.

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5) COSA SPERO DA FIRENZE

Spero che venga presa in considerazione la possibilità di ripensare l’iniziativa che così come si sta configurando mi pare manchi di respiro. Ritengo necessario tra l’altro allargare la “base pensante” dell’iniziativa, per includere per esempio voci legate al mondo del lavoro e delle comunità straniere.

E se no, conto comunque di rivedervi, salutarvi e augurarvi in bocca al lupo. Ho incontrato molti compagni con cui mi auguro di rimanere in contatto. E in particolare conto di ringraziare Marino Badiale per avermi invitato: è stata per me un’esperienza importante sul piano personale e uno stimolo per tante riflessioni.

cari saluti

Claudio Romanini
Roma, 17 Novembre 2008

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