Pubblicato da: CR | 3 ottobre 2013

a/simmetrie, il nuovo think-tank di Alberto Bagnai

In sordina, poco prima di Ferragosto, Alberto Bagnai ha annunciato sul suo blog la nascita dell’associazione “a/simmetrie”. L’associazione “si propone di intervenire nel dibattito pubblico producendo ricerche originali, e diffondendone i contenuti anche al di fuori dell’ambito specialistico, per contribuire alla formazione di una pubblica opinione critica e consapevole, e a uno svolgimento più equilibrato della riflessione sociale e politica su questi temi.

Già dall’astrattezza del nome (“associazione italiana per lo studio delle asimmetrie economiche”) e della descrizione delle finalità, possiamo immaginare le cautele necessarie perché personaggi del vecchio establishment come gli ex ministri Paolo Savona e Gorgio La Malfa acconsentano a prestare il loro nome e collaborare ad una associazione che propugnerà analisi economiche controcorrente e avversate da interessi potenti. A maggior ragione, l’importante è che finalmente qualcosa si muova. Accanto a loro noti economisti, giuristi e intellettuali (Cesare Pozzi, Giuseppe Travaglini, Luciano Barra Caracciolo, Claudio Borghi Aquilini, Vladimiro Giacché).

La frase più bella non si trova nella descrizione delle finalità, bensì nello statuto: “… con il preciso scopo di creare un ponte fra la frontiera della ricerca scientifica e il sapere spontaneo dei cittadini”.

Dopo due convegni romani nello scorso mese di settembre, “L’Europa alla resa dei conti”, e la presentazione del Manifesto di Solidarietà Europea, a/simmetrie ha organizzato con l’Università Gabriele d’Annunzio a Pescara il 26-27 ottobre la seconda edizione del convegno internazionale “Euro, mercati, democrazia. Come uscire dall’euro”.

Io ci andrò (€35, traduzione simultanea su richiesta), attratto in particolare dalla presenza degli economisti stranieri Roberto Frenkel (Buenos Aires) e Joao Ferreira do Amaral (Lisbona). Il primo ha studiato le dinamiche delle crisi che hanno investito a turno tutte le zone del globo dopo l’introduzione delle politiche neoliberiste, ravvisandone i tratti comuni, una dinamica che Bagnai nel suo libro ha battezzato appunto “ciclo di Frenkel”. Amaral ha scritto “Perché dovremmo uscire dall’Euro”, un bestseller in Portogallo. Cesare Pozzi, Luciano Barra Caracciolo, Claudio Borghi Aquilini e ovviamente Alberto Bagnai li conosco già e li ascolterò con piacere.

***

Alberto Bagnai sembra quindi aver individuato nel think-tank lo strumento per portare il suo punto di vista nel dibattito pubblico e all’attenzione dei politici e degli ambienti interessati. Credo abbia fatto una scelta intelligente e coerente con l’impegno finora profuso in questo senso. Certo, la forma del think-tank probabilmente non esaurisce le energie, le potenzialità e le ambizioni di un personaggio così … estroso. Ma intanto costituisce una solida base per dare autorevolezza ad un discorso – i pericoli di impoverimento e di deindustrializzazione portati dalle politiche di austerità, e la necessità di liberarci della camicia di forza (Euro e accordi Ue) che ce le impone – che il nostro ceto politico-intellettuale-giornalistico rifiuta ancora persino di prendere in considerazione.

A sinistra si intensificano i sospetti circa il dove vada a parare tutta questa attività. Alcuni accusano Alberto di aver tradito le aspettative di quanti pensavano avrebbe aiutato a fondare un movimento politico, anziché cercare interlocutori tra le “èlites”; o addirittura, di essersi messo – coscientemente, o di fatto – al servizio dei poteri costituiti, ponendosi ormai fuori da un discorso “di sinistra”.

Si tratta di accuse senza senso. L’opera di divulgazione di Bagnai è una delle cose più “di sinistra” (se la parola ha un senso, cosa di cui non sono affatto sicuro – ma di questo parlerò un’altra volta) fatte in Italia negli ultimi anni per dare alla gente strumenti per demistificare le “ricette” propinateci dagli “esperti”, per capire le implicazioni e la posta in giuoco dal punto di vista degli interessi sociali, di classe e nazionali, dei diktat provenienti da potenti lobby finanziarie e organismi sovranazionali (Fmi, Bce, Ue), per combattere le dilaganti interpretazioni e intimidazioni razzistiche filo-tedesche e anti-italiane sulle radici delle nostre difficoltà, e così via.

Bagnai ha tutto il diritto di cercare strade per incidere sul dibattito pubblico e sulle scelte dei governanti; una delle cose di cui più abbiamo bisogno oggi è proprio la capacità di rompere gli angusti confini del dibattito “ufficiale”, difesi da un potente apparato propagandistico, e riuscire finalmente ad imporre un dibattito serio sulle politiche da seguire, prese oggi in modo sempre più antidemocratico. Il sospetto che lungo questa strada Alberto possa venire traviato da cattive compagnie è un classico processo alle intenzioni.

Certo, più in generale, un discorso sulla riappropriazione della democrazia e l’esercizio della sovranità prima o poi deve riuscire a trovare espressione in un movimento politico e sociale: ma non c’è! non è che c’è ma è piccolo, proprio non c’è; al più ci sono tentativi più o meno apprezzabili di crearne uno; ne riparleremo, anche di questo. Bagnai non è tenuto a coinvolgersi in tali tentativi, tanto meno farlo in quanto personaggio pubblico, non servirebbe a niente e a nessuno.

Potrebbe, Bagnai, esibire un atteggiamento più … comprensivo verso tali tentativi e aspirazioni? Ovviamente sì. Alla fine, credo si accorgerà di avere bisogno anche di loro. D’altro lato, anche quel mondo, piccolo ma importante di “militanti politici” dovrebbe decidersi a confrontarsi con la dimensione dei poteri, delle competenze, degli interessi, dei soggetti in gioco.

Insomma, da parte mia, i migliori auguri di successo ad a/simmetrie. Penso che se un giorno nascerà un movimento politico degno di questo nome, questo think-tank ne sarà un componente. E auguri anche a chi questo movimento sta tentando di costruirlo “dal basso”. Cè bisogno degli uni, degli altri e di molti altri ancora.

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Responses

  1. Caro Claudio, hai ragione quando affermi che “Bagnai ha tutto il diritto di cercare strade per incidere sul dibattito pubblico e sulle scelte dei governanti”. Hai meno ragione quando scrivi che “un discorso sulla riappropriazione della democrazia e l’esercizio della sovranità prima o poi deve riuscire a trovare espressione in un movimento politico e sociale: ma non c’è! non è che c’è ma è piccolo, proprio non c’è;”. Che ti devo dire? Aspetta un po’ e vedrai. Non dimenticare che Bagnai è stato portato in alto proprio da quel mondo che oggi taccia di ininfluenza… forse ha pensato che fosse tutto vino delle sue cantine, ma si sbaglia. E non solo si sbaglia, lo sa pure! Ma è troppo orgoglioso per ammetterlo (er cavajere nero nun perdona etc.).

  2. Caro Fiorenzo, grazie del commento. Secondo me un progetto politico nazionale deve possedere alcune caratteristiche che non vedo in giro. Non vuol dire che tante iniziative al momento non siano utili in vista di un tale progetto, e tantomeno che siano ininfluenti in generale; ma così come sono, non hanno speranza di diventare il soggetto politico che serve. Ma come ho accennato nel post, su questo ho intenzione di tornarci sopra.

    Quanto ai rapporti tra Bagnai e “quel mondo”, credo che alla base il problema è di rispettare e apprezzare la diversa funzione che ciascuno è chiamato a svolgere.


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