Pubblicato da: CR | 6 giugno 2013

Dall’aggressione emerge una Siria più forte

La vittoria dell’esercito siriano – l’ultimo vero esercito nazionale arabo rimasto – sull’internazionale jihadista sponsorizzata dall’occidente, dagli emirati medievali del Golfo e dall’esaltato Erdogan, sembra ora più vicina, dopo la ripresa di Qusayr. Sarebbe un evento di portata comparabile alla vittoria di Hezbollah contro l’invasione israeliana del Libano del 2006. Intanto Hamas si rivolta contro quei leader ospitati in Qatar, ribadisce l’asse con l’Iran e ricorda che la resistenza all’occupazione si è fatta usando le armi (ultimi, i razzi capaci di raggiungere Tel Aviv che l’Iran ha insegnato loro a costruire), non con i soldi degli arabi.

Credo e spero che questa esperienza trasformi positivamente la società e le istituzioni siriane. Assad sembrava un capo di stato debole, gli eventi lo hanno costretto a crescere. Ha fatto discorsi importanti e preso impegni in questi due anni di guerra; ha fatto autocritiche e promesse di inclusività e partecipazione che non potranno essere dimenticate una volta scampato il pericolo. In fin dei conti, senza una componente autoctona della ribellione, non sarebbe stato possibile infiltrare mercenari e alimentare il conflitto così a lungo.

L’esercito ha subito defezioni all’inizio, e diverse componenti della società hanno vacillato. Poi i termini reali della questione si sono chiariti, da una parte un regime che mostrava intelligenza politica e volontà di dialogo, dall’altra un’opposizione incapace di presentare delle proposte, e ostaggio della crescente influenza di barbari stranieri. Ora l’esercito siriano è temprato ed è un deterrente ancora più temibile per le mire espansioniste di Israele. Nei momenti più difficili, molte comunità locali che l’esercito non riusciva a proteggere si sono organizzate ed armate e hanno tenuto testa ai jihadisti. Si tratta di evoluzioni nella coscienza collettiva che lasciano il segno.

La propaganda occidentale è stata e continua ad essere vergognosa. Ancora questi giorni si parla di generico “uso di armi chimiche” e non si riporta la notizia dell’arresto di terroristi di Al-Nusra, la più forte formazione in campo contro Assad, in possesso di 2 kg di gas sarin. L’unico obiettivo dell’occidente è estromettere Assad, accada quel che accada, anziché incoraggiare un dialogo tra le componenti del paese. Somalia, Libia, Siria … siamo preda di un furore cinico e distruttivo la cui portata viene occultata dai nostri media (ma il resto del mondo vede, e sa, e giudica).

Gli Usa hanno tenuto un basso profilo, in alcuni settori l’esito addirittura non dispiace; tra l’altro, la caduta di Assad aumenterebbe la pressione per aggredire l’Iran, cosa che non hanno molta voglia di fare. Servirebbe ad Israele, non agli Usa che potrebbero molto più facilmente esportare il loro capitalismo anche lì, con la solita complicità dei ceti privilegiati, semplicemente smettendo di sanzionare e minacciare e compiendo invece qualche apertura reale. Il recente invito di John Kerry ad Israele, a cogliere l’ultima possibilità per un processo di pace con i palestinesi, suona come un ammonimento.

Ma il basso profilo non può impedire che agli occhi del mondo, e soprattutto del Medio oriente e dell’Asia centrale, stiano emergendo come vincitori strategici l’Iran e la Russia (oltre che il resto dei BRICS, che non hanno mai approvato l’interventismo occidentale).

Intanto, congratulazioni e auguri alla Resistenza.

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