Pubblicato da: CR | 23 maggio 2013

tra Comidad e Bagnai

Mannaggia, uno fatica per trovarsi qualche punto di riferimento affidabile per navigare nelle nebbie della propaganda e della disinformazione, e poi succede che uno di quei pochi che era riuscito a trovare tira una bordata ad un altro.

Io ho dichiarato più volte su questo blog il mio rispetto, su piani diversi, per il gruppo Comidad e per Bagnai. Ora succede che nell’ultimo Commentario, dedicato agli oscuri maneggi delle fondazioni Gates e Soros, Comidad si soffermi, tra l’altro, anche sul ruolo di Soros nella crisi della lira del 1992:

“A chi gli contestava le sue responsabilità nell’attacco speculativo alla lira nel 1992, Soros ha risposto che: «La crisi non è degli speculatori, ma sono le norme dei governi a rendere possibili gli speculatori come messaggeri di cattive notizie». Quindi la speculazione finanziaria potrebbe rientrare tra i lavori socialmente utili.

Su “Il Fatto Quotidiano” del 13 maggio[qui il link – CR], in soccorso delle tesi di Soros è arrivato addirittura l’economista di “opposizione” Alberto Bagnai, a ribadire le esclusive responsabilità della politica nella sopravvalutazione della lira che rese possibile la speculazione del ’92. La sortita di Bagnai appare però eccessivamente ingenua e imprudente nel momento in cui, nell’attuale governo italiano, si riscontra la presenza di una lobbista dello stesso Soros, cioè la ministra degli Esteri Emma Bonino.”

Mi sembra una reprimenda che non rende giustizia alla preziosa opera di studio e divulgazione di Bagnai (v. anche qui). Molto preziosa: Comidad espresse un giudizio netto sull’Euro già nel 2006: “L’Euro – che avrebbe dovuto essere l’antidollaro – si è risolto in una mera operazione di colonialismo interno all’Europa da parte della Banca Centrale tedesca.” Benissimo, ma io il senso di questo giudizio (che per Comidad era solo un inciso in un discorso molto più ampio) ho cominciato a capirlo solo leggendo Bagnai sei anni dopo …

Bagnai pone l’accento sui fattori macroeconomici perché combatte la propaganda terrorista contro l’uscita dall’Euro, e per affermare invece la sostenibilità del ritorno alla lira, che appunto si trovò nella bufera nel 1992 per la decisione politica dei cambi fissi dello “sme credibile” (meccanismo esaminato in dettaglio in “Il tramonto dell’euro”, pp 84-88).

La polemica di Bagnai è rivolta, più in generale (pp 105-109), contro chi vede nelle odierne difficoltà dell’Euro (e delle nostre economie in generale) l’intervento di forze occulte (che lui non nega che in generale siano all’opera), se non addirittura degli Usa, e non innanzitutto il (previsto) risultato di squilibri insostenibili e di regole sbagliate. E la crisi del 1992 è, da questo punto di vista, una lezione illuminante.

Comidad non crede all’innocenza degli errori della politica; e neanche Bagnai ci crede, se è per questo, anche se in un senso diverso. Ed è questo secondo me il punto. Bagnai si muove in un orizzonte europeo (v. in particolare il lungo capitolo “Vincitori e vinti”, p.179), sufficiente a spiegare gli avvenimenti rilevanti per il suo discorso, e dal suo punto di vista sono elementi di distrazione i riferimenti alla speculazione od altre forze esterne, compreso il ruolo della finanza internazionale, per spiegare il cui modus operandi a Bagnai sono sufficienti le analisi di Keynes (pp. 165-177, capitolo “I fallimenti del mercato”).

Comidad è concentrato invece in una ricerca, condotta su tutto un altro piano, e fondata sullo studio indizi e connessioni, dei meccanismi attraverso i quali il colonialismo Usa detta le sue regole al resto del mondo, e innanzitutto ai suoi alleati-subordinati europei, al punto da considerare la stessa costruzione europea possibile solo in quanto incoraggiata dalla Nato come strumento di subordinazione; e quindi considera come minimo “ingenui” quelli che escludono il peso di certe forze negli eventi. Ma Bagnai, giustamente seguace di Occam nell’ambito del suo discorso volutamente tenuto sul piano della scienza economica, ha il *dovere* di escludere tali forze dalla sua analisi nella misura in cui è possibile farlo.

E certamente la crisi del 1992 può e deve essere capita sul piano della macroeconomia. Che poi sia avvenuta proprio in quel momento, con quelle modalità, con quegli attori, ecc, sono elementi essenziali della ricerca di Comidad. Comidad esamina la vicenda del 1992 nel contesto di una delle sue panoramiche, questa volta sulle sinergie tra meccanismi colonialisti e iniziative della “finanza progressista” (di cui Bill Gates e George Soros sono tra i massimi esponenti), e non crede che Soros si sia trovato nella posizione di grande profittatore dell’attacco alla lira (e alla sterlina) solo perché più bravo di altri (che è invece, sottolinea sempre Comidad, ciò che Soros ama far pensare). E magari qualche parola in più in proposito sarebbe stata utile.

Insomma, per me sono letture obbligatorie sia “Il tramonto dell’Euro” che il bollettino di Comidad. Due benemeriti progetti di comprensione della realtà che questa volta cozzano per “conflitto di esigenze dimostrative” fondato nella diversità dei punti vista e degi intenti polemici. Punti di vista che io personalmente non ritengo affatto mutualmente esclusivi, bensì complementari. (Speriamo bene, siamo già così pochi, qui …).

Concludo sottolineando che la importante tesi che gli Usa *non* abbiano paura dell’Euro è condivisa sia da Comidad che da Bagnai. E che ciò è tanto vero che stiamo andando, come al solito di nascosto e a ritmi serrati, verso un accordo di libero scambio Usa-Ue, che darà il colpo di grazia al nostro apparato produttivo.

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