Pubblicato da: CR | 5 giugno 2012

contributo di Valerio Romitelli sul tema “fare politica oggi in italia”

In risposta agli stimoli venuti dal recente scambio (di e.mail, testi e riferimenti vari) avuto tra amici a proposito della situazione politica contemporanea, per non essere elusivo, mi è venuto in mente di provare a fissare il più telegraficamente possibile alcuni termini anche lessicali del modo in cui la penso io. […]

Stanti i vincoli che il linguaggio pone al pensiero credo che ogni ragionamento politico debba inevitabilmente partire dalla lingua che si usa e dallo spazio in cui questa lingua domina.

Così mi pare obbligatorio discutere anzitutto della situazione italiana. Ora, in questa situazione le possibilità di pensare e fare politiche degne oggi mi paiono inesistenti. A renderle tali concorrono alcune montagne o, direi col mio linguaggio, alcuni enormi corpi apatici. Tra essi sono da annoverare soprattutto, con rilevanza decrescente: Nato, Vaticano, Ue, le varie e potentissime associazioni criminali statali ed extra statali, i gruppi di magistrati smaniosi di protagonismo, ma anche gran parte dei sindacati ancora dotati di una notevole capacità di condizionamento sociale.

Tutti centri di potere anche internazionale o a ripercussione internazionale, questi, si badi, che nel nostro paese hanno una sede d’eccellenza. Stanti questi corpi al momento inamovibili ne consegue che chi fa comunque della politica una professione sia costretto a far finta e far credere che queste montagne non esistano come ostacoli o svolgano funzioni positive. L’insipienza, la bassezza e la corruzione dei politici le vedo quindi più come una conseguenza che una causa di tutti questi enormi ostacoli al far politica.

Provare a farla implicherebbe anzitutto riuscire ad aggirare queste montagne. Ma per farlo si dovrebbe quantomeno considerarle nel loro insieme come problema principale, mentre non c’è praticamente nessuno politicamente attivo che le veda così.

Tutto quello che si agita attorno alla politica finisce sempre per schierarsi, più o meno implicitamente, con l’una o con alcune contro le altre. Col solo risultato di alimentare i loro reciproci giochi di concorrenza. Fuori di questo spazio di manovra delle politiche conservatrici o reazionarie, tutto tace.

Unici rumori di fondo: scoppi di rivolta, frequenti e intensi quanto si vuole, ma sempre strumentalizzabili da quelle strategie poliziesche di “governo del caos” e “bassa conflittualità” che oggi sono più di moda della tradizionale “tutela dell’ordine”.

Quel che più conterebbe per una ripresa del far politica in modo degno è del tutto trascurato. Da un lato, c’è una diffusa e in parte inconsapevole ignoranza sul reale quale è esperito dalla gente senza potere di decidere neanche della propria esistenza. Dall’altro, c’è assenza di ricerca e dibattito su nuove idee di giustizia sociale, post-socialiste e post-marxiste, e sui possibili modi di realizzarle tramite corpi politici appassionanti.

Stanti questi due gravi mancanze, qualsiasi analisi o presa di posizione credo finisca solo per sciabolare l’aria.

Le uniche possibilità che restano per me stanno dunque nel cercare di andare oltre a queste mancanze. A tal scopo credo importanti due questioni tra le infinite altre. La prima riguarda molto in generale quella vastissima area costituita dalle organizzazioni volontarie o meno che sono presenti e fanno inchiesta tra le popolazioni più disagiate in Italia e nel mondo dove l’Italia ha influenza.

Secondo quanto confermato anche dalle inchieste del Grep (Gruppo di Ricerca di Etnografia del Pensiero), nella stragrande maggioranza queste organizzazioni o sono sotto l’influenza diretta o indiretta della Chiesa o del cattolicesimo ( il “volontariato come benevola forma di egoismo”) oppure completamente indisponibili ad altro impegno se non quello tecnico e/o professionale.

Da chiedersi quindi è:
– se e quante ve ne siano di queste organizzazioni interessate ad altri tipi di coordinamento e organizzazione, nella convinzione che nessun volontariato o filantropia ha senso se non si cambia politica rispetto a quella, sempre più iniqua, oggi vigente in Italia ma anche nel mondo;
– cosa pensano della loro esperienza e quale sapere se ne può ricavare;
– come è possibile contribuire ad una qualche loro unificazione politica.

L’altra questione è come spingere il pensiero oltre gli anacronistici limiti storicisti e classisti ( marxista, socialista, anarchico o di sinistra) senza rinnegarli del tutto, dunque recuperandone le implicazioni più politicamente proficue. Ciò che si è irrimediabilmente esaurita, a partire dagli anni ’80, per me è l’idea che sia una storia, un progresso verso il meglio, dunque prima o poi un’inevitabile riscatto dei proletari. È questa idea che ha permesso di pensare l’impegno intellettuale e politico come semplice accompagnamento e facilitazione di un radioso destino d’emancipazione comunque inevitabile.

Qui, in questa certezza in un avvenire di maggiore giustizia sociale, stava in effetti il senso di ciò che si chiamava, in modo quanto mai equivoco, l'”interesse della classe operaia” o il “valore del lavoro”. Ed è così che la loro “difesa” pareva avere comunque dalla sua il futuro. Oggi siamo in tutt’altro mondo. D’obbligo è convincersi invece che al peggio non c’è limite, che non è affatto detto l’avvenire sarà dei proletari, che il “lavoro” può frantumarsi e disperdersi sempre più, che non c’è fondo d’ingiustizia sociale toccato il quale la risalita è garantita.

La grande speranza in una storia meno ingiusta che ha nutrito la mia generazione sono convinto sia venuta anzitutto dall'”entusiasmo delle masse” per oltre mezzo secolo di vittoriose sperimentazioni del socialismo.  Mentre ora il vorticoso aumento delle iniquità sociali sono convinto dipenda in gran parte dalla gigantesca delusione lasciata dal disfarsi e/o dall’annacquarsi del comunismo a livello planetario.

Secondo la mia angolatura, tutto starebbe dunque nel come si pensano e si sentono tutti quelli che subiscono i destini del mondo. E sarebbe solo lavorando sui loro pensieri e le loro passioni che si potrebbe concepire e tentare loro riunificazioni in corpi politicamente attivi.

vr

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