Pubblicato da: CR | 11 gennaio 2009

Ragionare su Gaza (di Vincenzo)

Ripubblico come post un commento a “L’orrore di Gaza“; il titolo ce l’ho aggiunto io. Lo trovo pienamente nello spirito del capire cosa sta accadendo e del ragionare politicamente, principi ispiratori di questo modesto blog. Su una questione centrale dell’analisi, quella del giudizio da dare sulla politica dei palestinesi, su Comunitarismo è scaricabile una ricostruzione estremamente interessante del “punto di vista palestinese”, dei protagonisti della resistenza all’occupazione, delle cause e del significato della vittoria elettorale di Hamas: si tratta di un testo del 2006 di Giancarlo Paciello, “Hamas, un ostacolo per la pace? L’unico vero ostacolo: occupazione militare e colonie“. E ora, il pezzo di Vincenzo.

La situazione a Gaza ed in Palestina ci richiama alle nostre responsabilità e a dare una continuita alla nostra azione politica e non solo quando le tragedie le vediamo alla televisione.
Riporto le mie opinioni e soprattutto vorrei che la tragedia palestinese, l’aggressione islraeliana, i diritti di entrambi, soprattutto dei più deboli, fossero riportati ad un discussione politica. Perchè solo nella politica ci può essere una risposta Quanto segue è stato pubblicato:
-sul forum http://www.unaltro68.org prendendo spunto da una serie di articoli ricevuti come mail o recuperati ed ivi posti in allegato
-su questo blog
Cerco di esprimere il mio parere per quanto possibile lucido dal momento che ne sono personalmente ed emotivamente coinvolto.
Non sono sufficienti le esecrazioni, i proclami, i pianti, le preghiere, gli appelli vari, gli sdegni, lo scontro tra il bene ed il male, una generica pace che riempiono i giornali, i media e molte delle mail che ricevo e questo perché passato questo momento tutto torna nel dimenticatoio.
Non mi interessa chi sia stato il primo a provocare la situazione attuale, perché della disperazione a cui i popoli vengono portati è responsabile chi la provoca e non chi la subisce perché quest’ultimo ha il diritto di difendersi con i mezzi che ha.
Voglio cercare di esprimere alcuni miei punti fermi per tentare di fare un discorso politico accettando anche di essere attaccato e rifiutato ed anche smentito visto che su alcune affermazioni vado a memoria.
Nei miei,ma anche negli altrui ragionamenti, vorrei che sempre fossero distinti i popoli dai propri governanti, anche se eletti in modo democratico, pur riconoscendo che esistono comunque anche responsabilità collettive con cui ogni popolo dovrebbe fare sempre i conti o a cui la storia li costringerà a fare.
Dico che il popolo palestinese è il popolo che oggi dobbiamo salvare da un gioco politico che tutti stanno facendo sulla sua pelle e che hanno fatto oramai da tanti e tanti anni.
E’ un popolo che è oppresso non solo da Israele e dai suoi alleati americano ed europeo, ma dai stessi suoi governanti e dai suoi presunti alleati.
La divisione in due tra Hamas e l’Alleanza palestinese del popolo palestinese oltre a non essere utile alla sua causa determina uno scontro tra i governanti perché uno vuole prevalere sull’altro a qualunque mezzo anche utilizzando Isreaele.
Ugualmente dico in modo chiaro che non accetto il terrorismo indiscriminato contro la popolazione israeliana ed in questo caso sono dalla parte della popolazione israeliana.
Oltretutto considero il terrorismo contro Israele e quello attuale, anche se camuffato da guerra, di Israele verso il popolo palestinese come contrario ai diritti umani e dei popoli ed è l’opposto della soluzione dei problemi attraverso la politica.
Questo gioco è iniziato dalla dichiarazione Balfour ad oggi.
-Quando le agenzie ebree europee ed americane compravano la terra che i palestinesi lavoravano, ma i cui padroni, anch’essi palestinesi, allettati dai soldi vendevano. Tali padroni vivevano nelle varie capitali arabe od europee.
Allora i palestinesi non erano ancora un popolo
Questo è accaduto fino al 1948, lentamente
-Dall’anno ’48 i palestinesi hanno cominciato ad essere un popolo e si sono costruiti purtroppo dalle loro dure e continue sconfitte
-Ma contemporaneamente anche utilizzando il terrorismo Israele, l’espulsioni dai territori è diventato uno Stato ed anche un popolo
-I paesi arabi hanno utilizzato il popolo palestinese per le proprie mire di egemonia regionale e per la conservazione del potere dei propri governi reazionari.
Quando il pericolo palestinese diventava vicino tali paesi non si sono mai tirati indietro nella repressione violenta (vedi Settembre Nero in Giordania).
La stessa strage di Sabra e Shatila pur effettuata dai cristiano maroniti in Libano sotto l’occhio vigile di Israele non ha trovato tali paesi in posizione contraria
-Il popolo palestinese faceva ed in parte fa paura ai governi arabi perché laico e perché portatore di eguaglianza e di alcune istanze socialiste. In questo senso l’aspetto laico disturbava anche Israele perché allora ero uno stato sostanzialmente teocratico (aldilà di alcuni elementi socialisti presenti nei kibbutz). Oggi mi sento di dire che quest’aspetto è ancora presente ed influente sulle decisione dei vari governi (di destra o di sinistra) anche se giudico laico lo stato di Israele
-Il popolo palestinese si è trovato in mezzo a giochi ben più grandi delle sue possibilità di reazione. Ricordo che tutte le istanze democratiche ed anticolonialiste o comunque progressiste nella regione medio orientale (es l’esperienza laica e democratica di Mossadeq in Iran e quelle anche in Egitto con Nasser ed in generale il panarabismo) sono state annullate o ridimensionate dagli Usa e dall’Europa (guerra di Suez) in modo spesso violento con il ripristino di regime autoritari.
Anche oggi i ruoli di Usa ed Europa e gli interessi presenti in Medio Oriente non sono sostanzialmente cambiati ed anche il ruolo politico-militare attribuito da questi ad Israele
-Israele ha portato avanti una politica di annessione (fame di terra e di risorse) considerando anche che alcuni suoi settori di opinione pubblica considerano gli arabi come persone di serie B. Infatti esiste la nomea che gli arabi sono pigri e non facevano fruttare la loro terra appieno. Al riguardo è interessante vedere quale livello occupano nella scala sociale in Israele gli arabi israeliani ed i diritti a loro negati. Già in Israele di parla di espulsione di tali arabi israeliani.
La politica israeliana è di destra (sia con governi di destra che di sinistra) ove i settori religiosi, i coloni, le nuove immigrazioni (specialmente quelle di origine russa o dell’est Europa), la struttura militare hanno un peso fondamentale. A questa non si oppone alcuna sinistra perché non esiste.
Oggi inoltre il governo israeliano, dato perdente alle prossime elezioni, si gioca la carta di Gaza per recuperare il terreno perduto presso i vari raggruppamenti reazionari.
In nome della propria patria e della propria esistenza tutto è permesso, compreso la distruzione delle altre esistenze non rispettando alcun diritto umanitario ed internazionale
-In questa logica di il fondamentalismo islamico ha ripreso fiato da una posizione di assoluta minoranza ed ha rappresentato l’unico rifugio per il popolo sconfitto. Ma anche ha giocato pesantemente nel successo di tale fondamentalismo la sconfitta ed il fallimento della soluzione portata avanti da Arafat.
Come può un popolo così schiacciato dalle sconfitte e dai paesi vicini sopravvivere se non fosse un popolo?
Come può un popolo gestire il proprio futuro se non controlla nulla (terra e risorse) e se dipende solo da aiuti internazionali?
Deluso e sconfitto dall’Agenzia palestinese (screditata, corrotta,burocratica), senza alcun risultato reale ottenuto come non poteva finire nelle braccia di Hamas e del suo fondamentalismo religioso?
C’era qualcun altro che gli proponeva qualcosa altro?
La rivolta, la sovversione contro gli occupanti è più che legittima.
Non conosco gli equilibri all’interno della popolazione palestinese ovvero:
-Quali sono le differenti posizioni politiche
-Quali interessi portano avanti le diverse posizioni e la loro presa presso la popolazione
-Quali sono le lotte tra le varie fazioni
-Cosa conta la diaspora palestinese
-Cosa contano i rifugiati palestinesi presenti nei vari paesi arabi
-Cosa conta Al Queida
-Quanta essa è ancora laica
Ma non conosco neppure gli equilibri all’interno della popolazione israeliana ovvero:
-Il peso delle lobbies ebraica americana ed argentina
-Il peso della religione
-Il peso della casta militare
-Le classi sociali in cui è divisa
-Quale sinistra è ancora presente
-Il peso dei gruppi pacifisti

Ma Hamas può rappresentare il futuro per il popolo palestinese anche se votato in modo democratico?
Personalmente non credo che ci possa essere futuro per vari aspetti.
-Quando la religione prende il sopravvento
-Quando si pensa che puri atti terroristici possano ribaltare i rapporti di forza e far crescere la coscienza di un popolo
-Quando si pensa che la propria vita è possibile solo con la distruzione fisica del popolo avversario
Ma Abu Mazel può rappresentare il futuro per il popolo palestinese anche se votato in modo democratico?
Personalmente non credo che ci possa essere futuro per vari aspetti.
-L’Autorità palestinese si è oramai burocratizzata e rappresenta solo se stessa
-Pur presentandosi in modo dimesso non ha ottenuto nulla da Israele
-Non è più in grado di dare una speranza al proprio popolo

Israele ha portato avanti in questa situazione la propria politica imperialista:
-occupazione dei territori con continui nuovi insediamenti di colonie
-creazione di proprie riserve indiane con la costruzione di muri o come alcuni dicono un vero apartheid tipo Sud Africa
-controllo delle risorse (acqua, luce, comunicazioni, frontiere)
-distruzione di coltivazioni e case
-bombardamenti indiscriminati per incutere terrore
-obbligare il popolo palestinese ad avere dei governanti a lei graditi ovvero servili. Non dimentichiamo che ai tempi di Arafat Israele diceva che solo senza Arafat era possibile trovare un accordo. Ora dice la stessa cosa con Hamas e contemporaneamente non concede nulla all’Agenzia palestinese che pur è più malleabile di Hamas e contemporaneamente continua ad occupare territori e a creare enclave. Anzi ha inizialmente utilizzato Hamas per discreditare l’Agenzia palestinese ed ora fa l’inverso utilizza Abu Mazel contro Hamas. Lo stesso Abu Mazel spera in indebolimento di Hamas vper poter rientrare a Gaza

Si può allora dire che Israele=svastica e che stiamo assistendo ad un genocidio simile a quello che il suo popolo ha subito?
Si può parlare di Auschwitz o Hiroshima o anche di Dresda?
Esiste in Israele un disegno così lucido e programmato?
Sicuramente fa parte nei settori dominanti di Israele il disegno di incutere terrore nella popolazione palestinese (Hiroshima o Dresda) e nascondere il proprio disegno imperialista ed in alcuni aspetti anche razzista.
Ad oggi non esiste nella classe politica israeliana un progetto come quello nazista che possa portare ad Auschwitz, ma piuttosto un progetto tipo riserve indiane americane (che non dobbiamo dimenticare hanno portato col tempo alla sparizione degli indiani stessi). Gli indiani non erano un popolo e pertanto non sono stati in grado di resistere ad un attacco così violento.
Quanto gioca in Israele la paura storica di sparire? Sicuramente fa parte delle paure oramai consolidate nella coscienza collettiva ed ha evidentemente una giustificazione storica legata a tutta la storia del popolo ebraico dalla diaspora in avanti e sicuramente non aiuta il suo superamento i vari proclami di azzeramento di Israele.
Quanto tali paure sono utilizzate dalla classe dominante?
Ancora qui in questa guerra di Israele si misura l’assenza della politica sia da parte di Israele che da parte dei palestinesi (Hamas e Agenzia palestinese).
In Israele l’assenza di una sinistra e di una coscienza collettiva della sua popolazione ed il prevalere del settore militarista e razzista pesano pesantemente. Nella popolazione palestinese ha preso il sopravvento la disperazione per un futuro che non esiste ed il fatto che non sia stato in grado in tutti questi anni di crearsi alleati in particolare all’interno di Israele o comunque creare delle contraddizioni per paralizzare ed attenuare la sua violenza militarista
In questo i nemici del popolo palestinese sono stati bravi.
Quanto pesa l’assenza di una sinistra internazionale ed internazionalista che condizioni i propri paesi e offra una speranza al popolo palestinese?
Cosa possiamo fare noi oltre che a manifestare, aiutare anche materialmente il popolo palestinese e denunciare le responsabilità dei nostri governanti?
Cosa possiamo fare con una sinistra italiana ed europea così povera ed incapace di capire ed affrontare anche i propri problemi?
Ci dobbiamo affidare solo alle esecrazione del Tavolo della Pace, ai pacifisti di casa nostra, alle risoluzioni dell’ONU?
Stiamo discutendo in varie istanze come ricostruire una sinistra ed una opposizione.
In tutte queste istanze non solo mostriamo la nostra incapacità di analisi della realtà che ci circonda, ma non abbiamo un respiro più ampio che ci faccia vedere oltre il proprio naso non solo il popolo palestinese ma tutti quei popoli oppressi che non riescono con le proprie forze ad alzare la testa.
Dobbiamo anche affrontare il nostro fondamentalismo ideologico ed anche quello cristiano che sta cercando di riportarci indietro di secoli.
Dobbiamo evitare che l’anti-semitismo e l’anti-islamismo escano allo scoperto come sta avvenendo in questi giorni (vedi proposte di boicottaggio dei negozi ebrei, ecc) anche in settori di sinistra. [nota: l’esempio scelto è infelice: si tratta solo dell’ennesimo episodio di disinformazione – CR]
Dobbiamo ridiscutere il problema del sionismo, dell’ebraismo, dell’islamismo, dell’arabismo e separare sempre dalla nostra discussione gli aspetti razzisti che palesemente o occultamente potrebbero venir fuori anche senza volerlo.
E’ un lavoro innanzitutto culturale perché abbiamo sempre pensato che sinistra volesse dire anche antirazzismo.

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