Pubblicato da: CR | 6 gennaio 2009

L’orrore di Gaza

Come chiamare ciò che Israele sta facendo? Dopo Auschwitz e Hiroshima, dovremo aggiungere Gaza alla galleria dei luoghi simbolo della disumanità dell’Occidente? Un milione e mezzo di persone in pochi chilometri quadrati, in balia di un gruppo di energumeni venuti da lontano, in nome di Dio, a prendere possesso della Terra Promessa, e che ora si accanisce contro i superstiti e i discendenti della pulizia etnica cominciata nel 1948.

I commentatori occidentalisti sono impegnati – tra mezze verità e bugie totali, dissimulazioni ed eufemismi – nell’impossibile compito di conciliare le retoriche della democrazia con il rigetto dei rappresentanti politici eletti dai palestinesi (Hamas), e le retoriche dei diritti umani universali con la lenta e spietata pulizia etnica operata da uno stato razzista e colonialista.

Si mostra preoccupazione per le “vittime civili” quando tutta la politica di Israele, a partire dalla sua stessa fondazione come “stato sostanzialmente ebraico”, è strutturalmente rivolta contro la stessa esistenza delle popolazioni civili indigene (e che, per macabra ironia, sono proprio le più probabili discendenti degli antichi ebrei), e sanzionata dalla fatidica, enfatica e un po’ ridicola formula sul “diritto ad esistere” di Israele, cioè del diritto di uno stato razzista di esistere come tale, insomma: del diritto di uno stato razzista di controllare la “demografia” della regione.

L’orrore di Gaza presenta una sua specificità, che non consiste purtroppo nel dolore, né nelle vittime, giacché la storia propone infiniti esempi di crimini di massa compiuti da Stati (e probabilmente si è persa memoria proprio dei peggiori, cioè dei meglio riusciti).

Ciò che rende angoscianti, disgustose e insopportabili in un modo del tutto particolare le azioni israeliani a Gaza sono:
1) l’esibizione delirante di potenza e machismo in uniforme, ma senza dignità militare
2) la somministrazione sadica e graduata di “dolore” di massa, secondo modalità scientifiche e burocratiche
3) il tutto sotto gli occhi del mondo

Tendiamo ad associare il secondo punto al sadismo dei nazisti, ma questa è più propaganda politico-cinematografica post-bellica che realtà; i nazisti hanno sì attuato, con modalità scientifiche e burocratiche, le loro spietate “soluzioni finali”; ma la somministrazione graduata di dolore di massa è prerogativa di Israele. Gaza è stata trasformata, dopo il ritiro dei pochi e controproducenti coloni israeliani e la vittoria elettorale di Hamas, in un gigantesco esperimento di controllo e di annichilimento di massa.

Rispetto alla consueta politica nei territori, manca la centralità dei bulldozer; questo perché Gaza, a differenza della Cisgiordania, non è territorio da sgomberare e colonizzare; è stata invece trasformata nel più grande campo di concentramento della storia; era questo il senso del “ritiro” da Gaza ordinato da Sharon.

La specificità dell’orrore di Gaza consiste quindi da un lato nel cinismo con cui vengono eseguiti gli esperimenti sulla popolazione intrappolata; dall’altro nell’assenza di orizzonte e di senso. Gli israeliani nel 1948 espulsero 800.000 civili dai territori che avevano preso di mira, e dopo 60 anni questi sono diventati milioni di abitanti in Gaza e Cisgiordania, e altri milioni di profughi nei paesi confinanti, soprattutto Libano e Giordania. Profughi apolidi: l’orrore conosciuto su grande scala nel corso degli anni trenta e poi nella seconda guerra mondiale, e che tanto aveva colpito Hanna Arendt. Una piccola minoranza araba fu tollerata dentro i confini di Israele, ma ora è cresciuta e si parla apertamente, anche a livello governativo, di “trasferimento”.

Insomma, il problema demografico continua ad ossessionare gli epigoni del sionismo. E le modalità dell’azione israeliana sono strettamente collegate all’impossibilità di “risolvere” il problema demografico.

I sionisti sono almeno quarant’anni che hanno irrimediabilmente perduto la loro battaglia per la debellatio, la pulizia etnica e il controllo demografico della Palestina, ma sono tuttora del tutto incapaci di prendere coscienza di questo fatto. Le loro strapotenti forze armate si trovano per lo più a dover fronteggiare le sassaiole dei ragazzini. L’esercito israeliano è ormai ridotto ad una banda di criminali cinici e codardi, viziati dalla superiorità tecnologica, incapaci di affrontare un vero scontro, come hanno dimostrato i militanti di Hezbollah. I palestinesi d’altro lato, ostracizzati dal mondo, non hanno nessuna possibilità di riconquistare con la forza i territori perduti.

Stiamo assistendo quindi all’interminabile e sempre più disumana coda di una guerra razziale perduta, ma che la superiorità tecnologica impedisce agli aggrediti di vincere. Un’occupazione senza futuro, un eterno presente che diventa incubo kafkiano per le popolazioni.

Non vi è razionalità politica né militare nelle azioni di Israele. E’ come un megalomane disperato, i cui ancora recenti sogni di grandezza sono distrutti, ormai separato dal consorzio umano, prigioniero di una trappola che si è costruito egli stesso, incapace di far altro che mettere in scena le sue fantasie più perverse di violenza e di dominio, maschere della sua rabbia.

Quello che avviene sotto i nostri occhi in questi giorni a Gaza (e ciò che avviene più di nascosto tutti i giorni nei territori occupati) avviene con la nostra piena e attiva complicità. E’ da tanto tempo che si sarebbe dovuto imporre sanzioni contro Israele per costringerlo ad un accordo approvato dalla maggioranza dei palestinesi, residenti e profughi. L’acquiescenza della cosiddetta “comunità internazionale” ha invece incoraggiato i likudisti nella colonizzazione dei territori occupati dopo la guerra del 1967, demolendo le basi per una pace fondata su due stati, e creando così una soluzione di non ritorno.

L’unico orizzonte pensabile è oggi quello di uno stato unico per la Palestina. L’Occidente deve riconoscere il tragico errore commesso appoggiando il delirio sionista e trovare una linea compatibile con i principi basilari della civiltà. Ma per prima cosa, deve neutralizzare quella “lobby della guerra” che soffia sul fuoco e cerca di presentare il conflitto palestinese come un fronte nello “scontro di civiltà”. Il conflitto palestinese è al momento il principale punto di appoggio su cui fa leva chi vuole imporre la “guerra permanente” nel mondo e lo stato di polizia in casa nostra.

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Responses

  1. Lucido ed onestamente esplicito. Condivido.Mi piacerebbe vederlo pubblicato da Megachip ed in circolazione su molti altri siti…
    Un forte abbraccio. MMR.

  2. Quando abbiamo tentato di entrare a Gaza, nel Dicembre 2007, parlando con esponenti politici palestinesi, ci hanno più volte ribadito il concetto della crescita della popolazione palestinese che sta sfuggendo al controllo degli israeliani e che questi hanno cercato di “compensare” richiamando da tutto il mondo nuovi “ebrei”. Quella tua analisi è molto veritiera ed il tuo pezzo molto bello.
    Scrivendo ad un giornale, qualche giorno fa, che pubblicava articoli a dir poco infami gli ho detto
    ” Quando i campi di concentramento furono liberati, vennero portati al loro interno gli abitanti delle zone vicine, per far vedere loro cosa stava succedendo dentro. Loro si difesero dicendo che non sapevano, e probabilmente era così. Ma voi, servi del potere, potrete domani dire la stessa cosa per discolparvi?” Ciao Maria Grazia

  3. La situazione a Gaza ed in Palestina ci richiama alle nostre responsabilità e a dare una continuita alla nostra azione politica e non solo quando le tragedie le vediamo alla televisione.
    Riporto le mie opinioni e soprattutto vorrei che la tragedia palestinese, l’aggresione islraeliana, i diritti di entrambi, soprattutto dei più deboli, fossero riportati ad un discussione politica. Perchè solo nella politica ci può essere una risposta Quanto segue è stato pubblicato:
    -sul forum http://www.unaltro68.org prendendo spunto da una serie di articoli ricevuti come mail o recuperati ed ivi posti in allegato
    -sul questo blog
    Cerco di esprimere il mio parere per quanto possibile lucido dal momento che ne sono personalmente ed emotivamente coinvolto.
    Non sono sufficienti le esecrazioni, i proclami, i pianti, le preghiere, gli appelli vari, gli sdegni, lo scontro tra il bene ed il male, una generica pace che riempiono i giornali, i media e molte delle mail che ricevo e questo perché passato questo momento tutto torna nel dimenticatoio.
    Non mi interessa chi sia stato il primo a provocare la situazione attuale, perché della disperazione a cui i popoli vengono portati è responsabile chi la provoca e non chi la subisce perché quest’ultimo ha il diritto di difendersi con i mezzi che ha.
    Voglio cercare di esprimere alcuni miei punti fermi per tentare di fare un discorso politico accettando anche di essere attaccato e rifiutato ed anche smentito visto che su alcune affermazioni vado a memoria.
    Nei miei,ma anche negli altrui ragionamenti, vorrei che sempre fossero distinti i popoli dai propri governanti, anche se eletti in modo democratico, pur riconoscendo che esistono comunque anche responsabilità collettive con cui ogni popolo dovrebbe fare sempre i conti o a cui la storia li costringerà a fare.
    Dico che il popolo palestinese è il popolo che oggi dobbiamo salvare da un gioco politico che tutti stanno facendo sulla sua pelle e che hanno fatto oramai da tanti e tanti anni.
    E’ un popolo che è oppresso non solo da Israele e dai suoi alleati americano ed europeo, ma dai stessi suoi governanti e dai suoi presunti alleati.
    La divisione in due tra Hamas e l’Alleanza palestinese del popolo palestinese oltre a non essere utile alla sua causa determina uno scontro tra i governanti perché uno vuole prevalere sull’altro a qualunque mezzo anche utilizzando Isreaele.
    Ugualmente dico in modo chiaro che non accetto il terrorismo indiscriminato contro la popolazione israeliana ed in questo caso sono dalla parte della popolazione israeliana.
    Oltretutto considero il terrorismo contro Israele e quello attuale, anche se camuffato da guerra, di Israele verso il popolo palestinese come contrario ai diritti umani e dei popoli ed è l’opposto della soluzione dei problemi attraverso la politica.
    Questo gioco è iniziato dalla dichiarazione Balfour ad oggi.
    -Quando le agenzie ebree europee ed americane compravano la terra che i palestinesi lavoravano, ma i cui padroni, anch’essi palestinesi, allettati dai soldi vendevano. Tali padroni vivevano nelle varie capitali arabe od europee.
    Allora i palestinesi non erano ancora un popolo
    Questo è accaduto fino al 1948, lentamente
    -Dall’anno ’48 i palestinesi hanno cominciato ad essere un popolo e si sono costruiti purtroppo dalle loro dure e continue sconfitte
    -Ma contemporaneamente anche utilizzando il terrorismo Israele, l’espulsioni dai territori è diventato uno Stato ed anche un popolo
    -I paesi arabi hanno utilizzato il popolo palestinese per le proprie mire di egemonia regionale e per la conservazione del potere dei propri governi reazionari.
    Quando il pericolo palestinese diventava vicino tali paesi non si sono mai tirati indietro nella repressione violenta (vedi Settembre Nero in Giordania).
    La stessa strage di Sabra e Shatila pur effettuata dai cristiano maroniti in Libano sotto l’occhio vigile di Israele non ha trovato tali paesi in posizione contraria
    -Il popolo palestinese faceva ed in parte fa paura ai governi arabi perché laico e perché portatore di eguaglianza e di alcune istanze socialiste. In questo senso l’aspetto laico disturbava anche Israele perché allora ero uno stato sostanzialmente teocratico (aldilà di alcuni elementi socialisti presenti nei kibbutz). Oggi mi sento di dire che quest’aspetto è ancora presente ed influente sulle decisione dei vari governi (di destra o di sinistra) anche se giudico laico lo stato di Israele
    -Il popolo palestinese si è trovato in mezzo a giochi ben più grandi delle sue possibilità di reazione. Ricordo che tutte le istanze democratiche ed anticolonialiste o comunque progressiste nella regione medio orientale (es l’esperienza laica e democratica di Mossadeq in Iran e quelle anche in Egitto con Nasser ed in generale il panarabismo) sono state annullate o ridimensionate dagli Usa e dall’Europa (guerra di Suez) in modo spesso violento con il ripristino di regime autoritari.
    Anche oggi i ruoli di Usa ed Europa e gli interessi presenti in Medio Oriente non sono sostanzialmente cambiati ed anche il ruolo politico-militare attribuito da questi ad Israele
    -Israele ha portato avanti una politica di annessione (fame di terra e di risorse) considerando anche che alcuni suoi settori di opinione pubblica considerano gli arabi come persone di serie B.
    Infatti esiste la nomea che gli arabi sono pigri e non facevano fruttare la loro terra appieno.
    Al riguardo è interessante vedere quale livello occupano nella scala sociale in Israele gli
    arabi israeliani ed i diritti a loro negati. Già in Israele di parla di espulsione di tali arabi
    israeliani.
    La politica israeliana è di destra (sia con governi di destra che di sinistra) ove i settori religiosi, i coloni, le nuove immigrazioni (specialmente quelle di origine russa o dell’est Europa), la struttura militare hanno un peso fondamentale. A questa non si oppone alcuna sinistra perché non esiste.
    Oggi inoltre il governo israeliano, dato perdente alle prossime elezioni, si gioca la carta di Gaza per recuperare il terreno perduto presso i vari raggruppamenti reazionari.
    In nome della propria patria e della propria esistenza tutto è permesso, compreso la distruzione delle altre esistenze non rispettando alcun diritto umanitario ed internazionale
    -In questa logica di il fondamentalismo islamico ha ripreso fiato da una posizione di assoluta minoranza ed ha rappresentato l’unico rifugio per il popolo sconfitto. Ma anche ha giocato pesantemente nel successo di tale fondamentalismo la sconfitta ed il fallimento della soluzione portata avanti da Arafat.
    Come può un popolo così schiacciato dalle sconfitte e dai paesi vicini sopravvivere se non fosse un popolo?
    Come può un popolo gestire il proprio futuro se non controlla nulla (terra e risorse) e se dipende solo da aiuti internazionali?
    Deluso e sconfitto dall’Agenzia palestinese (screditata, corrotta,burocratica), senza alcun risultato reale ottenuto come non poteva finire nelle braccia di Hamas e del suo fondamentalismo religioso?
    C’era qualcun altro che gli proponeva qualcosa altro?
    La rivolta, la sovversione contro gli occupanti è più che legittima.
    Non conosco gli equilibri all’interno della popolazione palestinese ovvero:
    -Quali sono le differenti posizioni politiche
    -Quali interessi portano avanti le diverse posizioni e la loro presa presso la popolazione
    -Quali sono le lotte tra le varie fazioni
    -Cosa conta la diaspora palestinese
    -Cosa contano i rifugiati palestinesi presenti nei vari paesi arabi
    -Cosa conta Al Queida
    -Quanta essa è ancora laica
    Ma non conosco neppure gli equilibri all’interno della popolazione israeliana ovvero:
    -Il peso delle lobbies ebraica americana ed argentina
    -Il peso della religione
    -Il peso della casta militare
    -Le classi sociali in cui è divisa
    -Quale sinistra è ancora presente
    -Il peso dei gruppi pacifisti

    Ma Hamas può rappresentare il futuro per il popolo palestinese anche se votato in modo democratico?
    Personalmente non credo che ci possa essere futuro per vari aspetti.
    -Quando la religione prende il sopravvento
    -Quando si pensa che puri atti terroristici possano ribaltare i rapporti di forza e far crescere la coscienza di un popolo
    -Quando si pensa che la propria vita è possibile solo con la distruzione fisica del popolo avversario
    Ma Abu Mazel può rappresentare il futuro per il popolo palestinese anche se votato in modo democratico?
    Personalmente non credo che ci possa essere futuro per vari aspetti.
    -L’Autorità palestinese si è oramai burocratizzata e rappresenta solo se stessa
    -Pur presentandosi in modo dimesso non ha ottenuto nulla da Israele
    -Non è più in grado di dare una speranza al proprio popolo

    Israele ha portato avanti in questa situazione la propria politica imperialista:
    -occupazione dei territori con continui nuovi insediamenti di colonie
    -creazione di proprie riserve indiane con la costruzione di muri o come alcuni dicono un vero apartheid tipo Sud Africa
    -controllo delle risorse (acqua, luce, comunicazioni, frontiere)
    -distruzione di coltivazioni e case
    -bombardamenti indiscriminati per incutere terrore
    -obbligare il popolo palestinese ad avere dei governanti a lei graditi ovvero servili. Non dimentichiamo che ai tempi di Arafat Israele diceva che solo senza Arafat era possibile trovare un accordo. Ora dice la stessa cosa con Hamas e contemporaneamente non concede nulla all’Agenzia palestinese che pur è più malleabile di Hamas e contemporaneamente continua ad occupare territori e a creare enclave. Anzi ha inizialmente utilizzato Hamas per discreditare l’Agenzia palestinese ed ora fa l’inverso utilizza Abu Mazel contro Hamas. Lo stesso Abu Mazel spera in indebolimento di Hamas vper poter rientrare a Gaza

    Si può allora dire che Israele=svastica e che stiamo assistendo ad un genocidio simile a quello che il suo popolo ha subito?
    Si può parlare di Auschwitz o Hiroshima o anche di Dresda?
    Esiste in Israele un disegno così lucido e programmato?
    Sicuramente fa parte nei settori dominanti di Israele il disegno di incutere terrore nella popolazione palestinese (Hiroshima o Dresda) e nascondere il proprio disegno imperialista ed in alcuni aspetti anche razzista.
    Ad oggi non esiste nella classe politica israeliana un progetto come quello nazista che possa portare ad Auschwitz, ma piuttosto un progetto tipo riserve indiane americane (che non dobbiamo dimenticare hanno portato col tempo alla sparizione degli indiani stessi). Gli indiani non erano un popolo e pertanto non sono stati in grado di resistere ad un attacco così violento.
    Quanto gioca in Israele la paura storica di sparire? Sicuramente fa parte delle paure oramai consolidate nella coscienza collettiva ed ha evidentemente una giustificazione storica legata a tutta la storia del popolo ebraico dalla diaspora in avanti e sicuramente non aiuta il suo superamento i vari proclami di azzeramento di Israele.
    Quanto tali paure sono utilizzate dalla classe dominante?
    Ancora qui in questa guerra di Israele si misura l’assenza della politica sia da parte di Israele che da parte dei palestinesi (Hamas e Agenzia palestinese).
    In Israele l’assenza di una sinistra e di una coscienza collettiva della sua popolazione ed il prevalere del settore militarista e razzista pesano pesantemente. Nella popolazione palestinese ha preso il sopravvento la disperazione per un futuro che non esiste ed il fatto che non sia stato in grado in tutti questi anni di crearsi alleati in particolare all’interno di Israele o comunque creare delle contraddizioni per paralizzare ed attenuare la sua violenza militarista
    In questo i nemici del popolo palestinese sono stati bravi.
    Quanto pesa l’assenza di una sinistra internazionale ed internazionalista che condizioni i propri paesi e offra una speranza al popolo palestinese?
    Cosa possiamo fare noi oltre che a manifestare, aiutare anche materialmente il popolo palestinese e denunciare le responsabilità dei nostri governanti?
    Cosa possiamo fare con una sinistra italiana ed europea così povera ed incapace di capire ed affrontare anche i propri problemi?
    Ci dobbiamo affidare solo alle esecrazione del Tavolo della Pace, ai pacifisti di casa nostra, alle risoluzioni dell’ONU?
    Stiamo discutendo in varie istanze come ricostruire una sinistra ed una opposizione.
    In tutte queste istanze non solo mostriamo la nostra incapacità di analisi della realtà che ci circonda, ma non abbiamo un respiro più ampio che ci faccia vedere oltre il proprio naso non solo il popolo palestinese ma tutti quei popoli oppressi che non riescono con le proprie forze ad alzare la testa.
    Dobbiamo anche affrontare il nostro fondamentalismo ideologico ed anche quello cristiano che sta cercando di riportarci indietro di secoli.
    Dobbiamo evitare che l’anti-semitismo e l’anti-islamismo escano allo scoperto come sta avvenendo in questi giorni (vedi proposte di boicottaggio dei negozi ebrei, ecc) anche in settori di sinistra.
    Dobbiamo ridiscutere il problema del sionismo, dell’ebraismo, dell’islamismo, dell’arabismo e separare sempre dalla nostra discussione gli aspetti razzisti che palesemente o occultamente potrebbero venir fuori anche senza volerlo.
    E’ un lavoro innanzitutto culturale perché abbiamo sempre pensato che sinistra volesse dire anche antirazzismo.


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