Pubblicato da: CR | 2 novembre 2008

diminuire le tasse: la nuova frontiera del saccheggio nazionale

In cambio di qualche euro, il popolo assisterà al progressivo smantellamento di ciò che è stato edificato nel corso di un secolo di lotte e di guerre: sanità, istruzione, servizi sociali, politiche per la casa e l’occupazione, ammortizzatori sociali, previdenza, assistenza; tutto ciò che va a costituire la vera sicurezza, quella di poter vivere in ogni caso un’esistenza dignitosa, e assicurare un futuro ai propri figli, contando su meccanismi di solidarietà cui contribuiscono tutti i concittadini in ragione delle proprie possibilità.

E questo perché? Perché nel nostro paese, già detentore di numerosi record nel campo dei consumi individuali, i ricchi hanno deciso che non hanno alcuna intenzione di pagare le tasse necessarie a pagare la sicurezza dei loro concittadini. Se devono spendere, lo fanno per pagarsi i propri servizi e – ovviamente – le forze dell’ordine, le più numerose d’Europa.

La ricchezza sta tornando a trasformarsi in privilegio sociale, la plutocrazia in classismo.

L’orizzonte dei ricchi è quello della scuola, sanità e università privata. Ticket e spese accessorie gravose su tutti i servizi (libri di testo, analisi, farmaci, autostrade, ecc); i servizi sempre più scadenti, sino ad arrivare alla negazione di fatto della prestazione (trasporti pubblici e treni per i pendolari, istruzione che fornisce titoli di studio dequalificati che costringono a spese di formazione e qualificazione aggiuntive, sanità pubblica con lunghissime liste di attesa per esami importanti e urgenti).

La riduzione delle tasse produrrà una reazione a catena, già prevista e cercata dalla destra radicale Usa. Tanto più nel contesto dell’attuale crisi internazionale e delle immense somme richieste per sostenere le attività bancarie, della perdita di competitività del sistema italiano, e dell’immenso debito pubblico che già grava sulla nostra finanza publica, la diminuzione delle entrate si abbatterà come una clava sulla pubblica amministrazione, che ha già di fatto bloccato il proprio turn-over da anni.

Meno posti sicuri, meno insegnanti, meno infermieri professionali, meno assistenti sociali, ecc: indebolimento di tutte le categorie sociali tradizionali sostenitrici dello stato sociale, del sindacato e dei partiti democratici. Più concorrenza per il lavoro, quindi più precariato. Insieme alle delocalizzazioni, ai subappalti, all’outsourcing e alle consulenze, che estromettono le competenze tecniche e specialistiche dalle gerarchie aziendali, si tratta di un attacco al blocco sociale che ha creato la democrazia moderna nei paesi occidentali.

I diritti di cittadinanza vengono gradualmente e silenziosamente negati proprio mentre riprendono quota le retoriche patriottiche e nazionaliste, quale la celebrazione della carneficina criminale del 1915-18. C’è della coerenza, in tutto ciò: per le nostre oligarchie, il popolo continua ad essere carne da macello.

Compito della sinistra, come sempre, è quello di facilitare la somministrazione della pillola al popolo impotente, partecipando alla disinformazione. Propongono di detassare le tredicesime, di abbassare le tasse sui redditi più bassi, ecc. Già abbiamo visto con l’indulto e poi con l’Ici come è andata. Le tasse, alla fine verranno abbassate per tutti. Uno a te, dieci a me, uno a te, dieci a me, verranno spartite le spoglie della nostra ricchezza nazionale e monetizzato il futuro della popolazione.

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Responses

  1. Il problema è complesso ma voglio cercare di esprimere le mie idee in modo semplice.
    Se il problema viene posto così come scritto non c’è alcuna possibilità di soluzione. Se abbasso le tasse vengono abbassati i servizi e pertanto il beneficio finale sarà solo per i ricchi che comunque i servizi o già non ne usufruiscono o comunque possono pagarseli da soli.
    Il punto di partenza è che i salari e pensioni sono diminuiti ad un punto tale che grandi strati di popolazione non riescono più ad arrivare a fine mese e che tale diminuzione è andata a tutto vantaggio del profitto. Nei nostri ragionamenti non dobbiamo mai dimenticare che esiste un enorme lavoro nero a basso livello professionale, una quantità notevole di precariato (giovane e vecchio in termini lavorativi), di persone che fanno più lavori e dobbiamo dire che anche questi sono lavoratori.
    Qual è lo scopo di aumentare il potere di acquisto dei lavoratori (qualunque siano)? Tenendo conto della crisi attuale, lo scopo è di aumentare i consumi in modo da favorire l’ occupazione. Se per consumi si intendono quelli di poter pagare l’affitto o il mutuo della casa, di mangiare, vestirsi, riposarsi, fare le ferie, divertirsi, studiare, leggere, ecc non ho nulla da obiettare, se per consumi si intendono quelli senza alcun valore sociale ovvero che non esprimono una reale necessità, ma un surplus ma che riguardano anche il mangiare, vestire alla moda, comprare la macchina non per il lavoro ecc, ecc, allora non sono d’accordo, nel senso che dobbiamo capire, per esempio, se sono da considerarsi consumi da promuovere quelli che danneggiano l’ambiente. Credo che sia emblematico il discorso sull’auto e sulle strade/autostrade che ne segue, ma anche lo sviluppo di trasporti pubblici ad alta velocità. A mio avviso anche il problema sulla proprietà della casa sarebbe da riprendere. La casa serve per abitarci, ma non necessariamente se ne deve essere proprietari.
    Ancora una volta senza dimenticare che se i consumi vengono diretti da un a parte, si crea disoccupazione dall’altra, ma è qui che diventa essenziale la visione e la pratica di una società diversa da questa. Ma oggi questa visione non esiste, esistono solo delle idee, non presenti presso la classe politica. Comunque non possiamo fare a meno di cercare delle proposte di soluzione che, stante la situazione economica attuale, non possono essere che radicali.
    Da dove prendere i soldi per aumentare i consumi, così come li intendo io? Prima di tutto, per le realtà lavorative che lo permettono, le vertenze sindacali devono prevedere un aumento significativo dei salari. Allo scopo occorre abbandonare il criterio concertativo dell’attuale sindacato e far partire vertenze sul salario, sicurezza ed occupazione. I soldi occorre innanzi tutto toglierli ai padroni. Allo stato occorre imporre con vertenze nazionali, la diminuzione delle tasse per i lavoratori e pensioni ed aumento per i profitti e le transazioni finanziarie. Occorre inoltre togliere tutti i contributi alle scuole private, alla chiesa (compreso l’8 x mille), diminuire drasticamente tutte le spese militari e dirottare tutti questi soldi alle attività pubbliche.Non dimentichiamo che i vari contributi non solo sono erogati dallo stato, ma anche dalle regioni e dai comuni.
    Per porre un argine alla attuale crisi economica della famiglie occorre promuovere iniziative di difesa sugli acquisti (esempio:gruppi di acquisto) che favoriscano gli estremi della filiera della distribuzione. Occorre inoltre favorire quelle aziende che investono sulla sicurezza, che producono senza danni ambientali e la cui produzione sia indirizzata a beni utili alla collettività.
    Potremmo elencare chissà quanti punti, ma il problema è come si ottengono queste cose? Con una cosa disueta e fastidiosa ovvero con la lotta. Siamo ancora in grado di farla? I partiti e sindacati attuali sono in grado di guidarla?

  2. Il discorso sulle tasse è tutto giusto. Oggi lo slogan “ridurre le tasse” è usato dalla destra strumentalmente proprio per raggiungere quegli obiettivi che CR denuncia.
    Io mi sono trovato spesso a dire cose simili in incontri informali o riunioni di amici in cui lo slogan “ridurre le tasse” era ripetuto da molti, non solo di destra. E credo utile approfondire il tema perchè in realtà nelle discussioni vengono fuori obiezioni non sempre solo strumentali.

    Due sono le osservazioni sensate che vengono spesso fatte:
    1)le tasse sono effettivamente alte soprattutto per i lavoratori, dipendenti o a tempo determinato che le pagano tutte e quasi tutte subito
    2)il welfare non è all’altezza delle tasse che si pagano

    Sono due osservazioni sensate, ma se si utilizzano per chiedere tout court la riduzione delle tasse ci si comporta come quel signore che si castra per far dispetto alla moglie e cioè riduciamo le tasse anche se poi si riduce il welfare oppure visto che questo welfare è insufficiente riduciamo le tasse e chi se ne frega!

    Mettere in campo queste osservazioni è giusto, ma come sempre la posizione puramente difensiva (come ormai è quella della sinistra) può essere debole di fronte a chi fa balenare gli effetti miracolosi della riduzione delle tasse e raccoglie generiche speranze di cambiamento di una situazione insostenibile (se la moglie è veramente insopportabile e non c’è modo di liberarsene, l’autocastrazione rischia di diventare una soluzione da considerare).

    Riflettendo sul problema si potrebbe molto più efficacemente reindirizzare lo slogan. Le tasse sono troppe? È vero perchè non servono solo a pagare i costi di un welfare peraltro molto limitato, ma servono soprattutto a pagare un apparato di polizia smisurato (polizia, carabinieri, finanza) una classe politica spropositata (gli eletti in Italia sono quasi 200 mila) superpagata e piena di benefits, a ripianare le finanze di aziende private (perchè dobbiamo finanziare la FIAT se la proprietà resta degli Agnelli?, perchè metter soldi nell’Alitalia per darla poi gratis a un gruppo di finanzieri che se la prende per rivenderne gli asset pregiati come gli slot, gli immobili ecc.) e a coprire innumerevoli mancanze e disastri di una classe dirigente inetta.

    Quindi si alla riduzione delle tasse subito, sulle buste paga dei lavoratori che così miglioreranno il loro reddito e rilancieranno i consumi, senza gravare direttamente sul costo del lavoro, cosicchè anche i padroni saranno contenti. Quindi si alla riduzione delle tasse associata ad una migliore gestione del welfare, liberandolo delle mafie politiche, pubblicando gli albi dei dirigenti e dei consulenti che lavorano nel welfare e delle loro retribuzioni, verificando il livello di servizio degli ospedali, delle scuole, degli asili.

    Detto questo però un dubbio mi viene: non è questa una posizione massimalista? Un po come la sinistra alternativa che chiedeva aumenti subito e senza preoccuparsi delle compatibilità e a cui i lavoratori che vivono nel rischio che i padroni decentrino le produzioni all’estero hanno risposto togliendoli il voto (è inutile dire che i padroni lo fanno comunque, il fatto è che quello slogan non voleva dire nulla a fronte di una forza contrattuale bassa dei lavoratori).

    E quidi questi slogan che senso hanno visto che non c’è nessuno che oggi possa farne un programma politico? Forse un senso c’è. Ai miracoli del capitalismo comincia a non credere più nessuno, e quindi che una riduzione delle tasse innesti un circolo virtuoso in cui le risorse risparmiate vengono spese per avere servizi migliori a costi più bassi non ci crede più neppure Bondi. La sinistra continua a rincorrere da utile idiota le ricette liberiste ma il paese la bastona e soprattutto il paese sta rinunciando (sbagliando si impara) a credere che con questa classe politica si possa sperare nel meccanismo dell’alternanza. Mi sembra che il vero dato delle elezioni in abruzzo non sia tanto la vittoria della destra, ma la massiccia astensione dal voto.

    Allora anche se non ci sono ancora soggetti politici in grado di proporre dei programmi seri, cominciamo a far girare le idee.


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