Pubblicato da: CR | 22 giugno 2008

intervista al re di Giordania Abdullah

L’intervistatrice (Lally Weymouth per conto di Newsweek e del Washington Post) l’avrà capito che l’unica vera grande preoccupazione dei “governi amici” degli Usa in Medio Oriente è l’assenza di prospettive di soluzione per la questione palestinese? Abdullah glielo ha dovuto ripetere solo una ventina di volte, mentre rispediva al mittente o schivava i suoi insistiti tentativi di fargli dire qualcosa più “in linea” con la propaganda occidentale su Iran, Hezbollah e Hamas.

Abdullah dichiara di non vedere una minaccia iraniana (tra l’altro, dice che tutto il Medio Oriente sta andando verso il nucleare civile e che la Giordania precederà tutti affidandosi al settore privato); si dichiara deluso ma realista verso l’accordo di Doha che ha sancito il rafforzamento di Hezbollah in Libano a spese del suo amico Siniora, dicendo che è servito ad evitare guai peggiori; dice che è vano cercare di isolare Hamas se nel frattempo non si fa nulla per rafforzare Al Fatah.

Comunque, la preoccupazione per la mancata soluzione palestinese riguarda chiaramente la crescita del fondamentalismo sunnita, che peraltro Abdullah si guarda bene dall’attaccare direttamente, in contrasto con il tentativo Usa di dividere il Medio Oriente lungo linee settarie.

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