Pubblicato da: CR | 9 aprile 2008

contestare Giuliano Ferrara è giusto

Il dibattito sulla legittimità delle contestazioni ai comizi di Giuliano Ferrara è veramente troppo astratto. Ad essere invocato è soprattutto il principio della libertà di parola, che ovviamente non c’entra assolutamente nulla, dato che il Nostro dirige un quotidiano e una trasmissione televisiva che lo rendono uno dei maggiori gestori di quella risorsa sempre più accentrata e preziosa che è lo spazio del dibattito pubblico.

La questione è molto più semplice e prosaica. Giuliano Ferrara, ex-sessantottino, ex-comunista, ex-socialista, ex-liberale (e tutto ciò sempre con gran tempismo), sta oggi completando la sua ennesima metamorfosi: vuole diventare un crociato.

La gente percepisce il calcolo politico e la strumentalità della decisione, e reagisce al cinismo con cui egli tenta di segnare una nuova tacca nella sua cintura di squadrista verbale, perché questa volta l’avversario prescelto non è una entità politica o culturale, ma sono le donne in carne ed ossa. L’agghiacciante irruzione della polizia nell’ospedale di Napoli ha mostrato dove si andrebbe a parare, se la nuova tigre che Ferrara si è messo a cavalcare si scatenasse veramente.

E’ questo che la gente giustamente gli contesta.

Anche a proposito della protesta contro l’invito a Ratzinger alla Sapienza si invocò la libertà di parola a sproposito, dato che il Papa irrompe nelle case di tutti gli italiani ogni volta che lo desidera. Ma a differenza del caso Ferrara, nessuno – al di fuori dello specifico contesto di quell’episodio – si è mai sognato di impedire a Ratzinger di parlare nelle piazze, dai balconi, o in qualsiasi altro luogo pubblico. Certo, se a condannare all’inferno le donne che abortiscono fosse un papa ex-musulmano, ex-buddista ed ex-ateo libertino, qualche fischio e qualche ortaggio se lo dovrebbe aspettare pure lui.

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